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Tra terra e mare PDF Stampa E-mail
Scritto da Fancesco   

Lo tsunami che ha colpito le coste dell'Indonesia e terrorizzò il mondo intero il 26 dicembre del 2004, non ha dato adito soltanto a discussioni e dibattiti scientifici aventi ad oggetto la prevedibilità delle eruzioni vulcaniche ed in genere al pericolo inerente l'abitare le regioni a più alto rischio di terremoti o maremoti. La comunità scientifica internazionale si mobilitò per far capire all'opinione pubblica la necessità di proteggere in particolare gli habitat delle zone costiere tropicali. Nel caso delle coste dell'isola di Sumatra, tra le più colpite da quel disastro naturale, l'attenzione degli scienziati si focalizzò sulla devastazione di quegli ambienti, i quali, prima dell'arrivo del "progresso umano" erano completamente orlate da una fitta ed impenetrabile vegetazione dove le mangrovie assumevano il ruolo di specie dominanti..........

Queste ultime sono costituite da alberi ed arbusti i quali posseggono una distribuzione pantropicale e sono localizzati esclusivamente lungo le zone costiere continentali ed insulari nonchè in prossimità degli estuari e delle insenature marine più protette. L'areale di origine delle mangrovie è, con molta probabilità, il sudest asiatico, circostanza che è stata abbondantemente comprovata in passato dal ritrovamento di pollini fossili risalenti all'Eocene ed all'Oligocene. In genere, ma non sempre ed in modo schematico, la vegetazione a mangrovie comprende principalmente quattro specie le quali hanno un ordine di distribuzione che va dalla zona costiera semi sommersa fin quasi sulla terraferma: Si parte dalla Sonneratia, le cui radici e fusto si trovano quasi sempre perennemente sommersi dall'acqua del mare, per poi passare alla zona del medio litorale con le specie Rizophora e Ceriops sino a giungere al genere Avicennia, la quale si trova sempre localizzata in quelle regioni costiere ormai al limite della terraferma. Ma quali sono le caratteristiche di queste specie vegetali che attraggono tanto l'attenzione non solo di botanici e scienziati ma anche del pubblico dei non addetti ai lavori? In particolare ciò che desta maggiore interesse sono le caratteristiche adattative morfo-funzionali nonchè le singolarità riproduttive. Le mangrovie, con ogni probabilità, costituiscono, tra le specie alofile (piante adattate ai suoli ad alta concentrazione salina), quelle che maggiormente hanno sviluppato, nel corso dell'evoluzione, i più sofisticati strumenti per vivere e riprodursi in terreni altamente salini; tra i sistemi di adattamento più comuni vi è quello dello sviluppo di particolari ghiandole le quali permettono di espellere quella parte in eccesso di sostanze saline, che altrimenti risulterebbero mortali per questi organismi. Un'ulteriore particolarità anatomica e fisiologica di queste specie è quella di aver sviluppato un singolare sistema radicale, che permette loro di sopravvivere in un tipo di suolo il quale, per la sua caratteristica di forte fangosità, risulta altamente asfittico e povero di ossigeno. Le mangrovie, per questo motivo, posseggono i cosiddetti pneumatofori, piccole escrescenze radicali che spuntando dal terreno riescono ad assorbire quella quantità sufficiente di ossigeno atmosferico; inoltre, si assiste ad uno sviluppo radicale denominato a ginocchio o a trampolo, che non solo contribuisce a far stare più "sollevato" l'organismo, ma permette a quest'ultimo una maggiore stabilità in considerazione del fatto che queste specie vivono in zone soggette a forti fluttuazioni di marea. Passando adesso all'esame della biologia della riproduzione delle mangrovie, la caratteristica che sicuramente desta più curiosità è quella della viviparità di queste specie. In particolare, i semi delle rizophoracee germinano quando sono ancora uniti alla pianta madre ed il loro ipocotile assume una forma a cono rovesciato, pronto ad infilzarsi sul terreno fangoso non appena avverrà il loro completo distacco. Questo fenomeno, che è stato chiamato "parassitismo nutrizionale" dovrebbe maggiormente contribuire al rispetto per la perfezione di questi vegetali e soprattutto nei confronti delle comunità che essi formano, le quali non rappresentano soltanto delle efficacissime barriere contro l'impeto dell'Oceano, ma concorrono a formare nuova terraferma ed un ecosistema fra i più ricchi di biodiversità del Pianeta.

 

Francesco