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Baobab, patriarca verde.... PDF Stampa E-mail
Scritto da Francesco   
Sabato 09 Maggio 2009 00:00
La prima citazione del Baobab risale al 1352 ed equivale praticamente alla sua scoperta. La citazione è stata fatta dal viaggiatore arabo Ibn Batuta il quale raccontò che durante un suo viaggio in Mali vide un tessitore lavorare all'interno di un tronco d'albero il quale era così grande da contenerlo. Quell'albero era proprio il Baobab (Adansonia digitata) la cui denominazione volgare sembra risalire all'erborista veneziano Prospero Alpino (1592) il quale storpiò il nome che i mercanti egiziani davano allora al frutto (bu hobab).

Il nome scientifico, invece, gli è stato attribuito da Bernard de Jussieu in onore dell'illustre botanico francese Michel Adanson successivamente agli studi che quest'ultimo fece sulla flora del Senegal. L'epiteto specifico fa riferimento alla forma, digitata appunto, delle foglie, le quali ricordano le dita di una mano aperta. Il Baobab appartiene alla famiglia delle Bombacacee, al cui gruppo fanno parte anche altre specie di grande interesse non solo scientifico ma anche economico come il Kapok (Ceiba pentandra), il legno di balsa (Ochroma pyramidale) e il Durian (Durio zibethinus).

Le specie del genere Adansonia sono originarie per la maggior parte del continente africano ma se ne incontrano altre in Madagascar (famoso il filare di Adansonia grandidieri a morondava) ed in Australia (Adansonia gregorii). Si tratta di una distribuzione geografica particolare, la quale interessa soprattutto quei continenti che milioni di anni orsono erano uniti nel supercontinente di Gondwana: un ulteriore testimonianza della tettonica a zolle e della cosiddetta speciazione allopatrica.

Una delle caratteristiche principali dei Baobab è quella di possedere dei fusti enormi, fenomeno questo, dovuto alla capacità che queste specie vegetali hanno sviluppato di trattenere acqua e liquidi all'interno dei loro tronchi al fine di adattarsi in zone per lo più a clima arido o semi desertico. Credo, però, che l'aspetto più importante di questi patriarchi verdi sia la coevoluzione avvenuta con animali pronubi nei luoghi di origine. In merito fu l'austriaco Porsh a studiarne l'impollinazione, scoprendo al contempo che i fiori penduli dell'Adansonia avevano un significato ben preciso in quanto si aprivano di notte al fine di attirare 3 specie di pipistrelli: Eidolon helvion, Rousettus aegyptiacus ed Epomorphus wahlbergii.

La biologia e l'ecologia delle specie appartenenti al genere Adansonia è ancora poco nota ma varrebbe la pena approfondirne gli studi in quanto ogni goccia di conoscenza  in più sulle piante potrebbe equivalere un domani ad un nuovo tassello da aggiungere alla sopravvivenza del genere umano.

Francesco
Ultimo aggiornamento Mercoledì 06 Maggio 2009 22:24